Wes Jackson

di Wes Jackson

Traduzione di Pietro Zucchetti

Estratto dal libro : “Becoming native to this place” di Wes Jackson

Sembrerebbe una caratteristica della vita che irrespettivamente del livello di organizzazione, lo stato della giovinezza sia caratterizzato da un’eccesso
di energia potenziale e da una inefficenza nell’usare questa energia.

Questo sembrerebbe essere vero sia dei primi stadi di un’ecosistema che di una giovane persona. Ma abbiamo anche considerato che un’eccesso di energia potenziale puo’ generare una condizione giovanile. La rivoluzione industriale ha accellerato veramente il passo dopo la seconda guerra mondiale. Fu soltanto dopo la guerra che diventammo veramente una societa’ affluente. La grande depressione e poi la guerra contribuirono a farci diventare persone disciplinate ma soltanto dopo la guerra,la crescita economica e le invenzioni decollarono veramente. Iniziammo a credere che il conforto e la sicurezza erano le soluzioni alla condizione umana.

Ma cosa ci ha portato questo eccesso di energia ?, oltre il benessere materiale,ci ha portato una diminuzione di maturita’. La nostra cultura e’ come una macchina del tempo che va all’indietro. Gli exit poll nazionali frequentemente mostrano che quando i problemi sono inquadrati come domande di valore, il pubblico dara’,quello che per me, e’ una risposta responsabile. Poi pero’ votano in un’altro modo. Questo lo abbiamo visto durante gli anni di Reagan e Bush. L’ambiente ottiene un valore molto alto perche’ e’ la risposta giusta ma la gente vuole che il governo lo migliori senza aumentare le tasse o senza avere una discussione nazionale sull’abolizione dell’uso della macchina. E’ riminescente di un bambino che da’ la risposta che i genitori vogliono e poi fa quello che vuole.

Questo non e’ quello che Madison ed i padri fondatori si aspettavano. Loro credevano che la maturita’ del giudizio delle persone si espandesse.
Preoccupati della corruzione, assunsero che eventualmente il nostro giudizio poteva allargarsi,diventare piu’ diverso e quindi piu’ stabile.
Invece, siamo andati dalla parte opposta. Siamo diventati una cultura piu’ giovanile. Siamo diventati una cultura infantile del “ me, me, me ” con un raggio di attenzione di quindici secondi. Il villaggio globale che la televisione ci prometteva e’ diventato un parco giochi piu’ che un villaggio.
Preferiamo spettegolare sulla vita sessuale del presidente Clinton che parlare dei problemi veri. E cosi’ solo pochi problemi vengono risolti. Noi sembriamo soddisfatti di divulgare il termine vago “Ambiente” senza discutere la nostra relazione con la natura. La distruzione della natura selvaggia non e’ neanche una considerazione secondaria. La distruzione della comunita’ e’ difficilmente menzionata. La distruzione delle nostre comunita’ agricole non e’ notata o si fa pochissimo. Le deprivazioni dilaganti se non universali ai bambini sono discusse meno dell’economia.

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Quasi tutti i suggerimenti per il cambiamento sono dismessi. Noi educhiamo i bambini a fare gli esami. Assumiamo che un’educazione organizzata meglio e’ una buona educazione. Ma quali sono i contenuti?
Gli insegnanti non sanno neanche da dove iniziare a discutere sulla responsabilita’ della comunita’. Pochi tentativi sono fatti per tramandare la nostra cultura ereditata e la nostra morale,le nostre tradizioni religiose sono negate, eccetto che negli argomenti dei valori familiari.
Nelle nostre universita’ ci sono buone ragioni per credere che la dichiarazione d’indipendenza non sarebbe passata dai professori universitari se fosse votata oggi. Non come coloro che hanno firmato quel documento, la maggioranza dei luminari di oggi sono molto meno servitori del popolo. Una parte necessaria della nostra intelligenza e’ a rischio man mano che la nostra tradizione orale viene meno.
C’era un giorno quando su tutta la nostra terra era comune raccontare storie ,un’esercizio molto importante, per una storia essere raccontata piu’ volte vuol dire che la storia e’ riesaminata sempre piu’ a livelli differenti di crescita intellettuale ed emozionale. La storia di Huck Finn letta alle medie e’ diversa da Huck Finn letto al liceo o all’universita’ o come genitore o come nonna. Questo e’ vero per ogni storia. Ma le notizie mostrate in televisione appaiono una volta sola, non come le storie della tradizione orale con i vari livelli di significato.
Intere comunita’ sono piu’ accessibili al mondo di quanto sono accessibili ai loro membri. Questo e’ nella nostra natura?
E’ sempre piu’ facile pensare ad un modo migliore per produrre cibo o ad un prodotto da commerciare invece che pensare a come evitare di sprecarli. Noi scartiamo, credo, largamente per la nostra condizione decaduta. Noi usiamo l’intelligenza umana per ottenere dalla terra una varieta’ di tecnologie che a loro volta producono piu’ tecnologie e quindi piu’ cose. In agricoltura, sovraccarichiamo di energia il paesaggio oltrepassando il controllo della natura. Facciamo cio’ in base all’abbondante evidenza della distruzione dei nostri habitat per la nostra “accessibilita’ non voluta” al mondo. Dovrei spiegare la mia interpretazione di questa frase.
Qualche anno fa sull’ultima pagina della rivista “LIFE” ho visto una fotografia memorabile di un’indigeno della Nuova Guinea che fissava un’aeroplano parcheggiato in uno spiazzo nella giungla. La didascalia faceva notare il tentativo del governo indonesiano di portare i “Selvaggi” nell’economia monetaria. Un banco era stato montato sul bordo della giungla per vendere birre,soda, e scarpe da tennis. Possiamo immaginare che cosa possa essere accaduto ai membri della tribu’, quale sia stato il costo dei loro “Peccati”, la loro “Caduta”, dovrebbe essere stato denti cariati, anzieta’ in un sistema basato sul denaro , distruzione della loro struttura sociale. Se loro erano come, i cosi’ chiamati popoli primitivi da noi conosciuti, allora pur avendo una struttura gerarchica,la loro societa’ era comunque piu’ egalitaria di qualsiasi societa’ industrializzata di oggi.
Non come Adamo ed Eva, gli indigeni della Nuova Guinea non ricevettero nessun comandamento esplicito di evitare i prodotti della civilizzazione.
Loro accettarono semplicemente, non volontariamente, la professata accessibilita’ alla birra, bibite alla soda ed alle scarpe da tennis. Nella genesi,il peccato primario coinvolgeva la disobbedienza, un’esercizio di liberta’ di scelta. Nella nostra versione moderna del non – paradiso, il “Peccato originale” e’ la nostra accettazione non voluta delle cose materiali del mondo. Percepisco questo come la minaccia piu’ grande al nostro pianeta ed alla nostra abilita’ di accettare la natura come limite.

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Sopra: Ragazze Navaho dei nostri giorni

In “Beyond the hundredth meridian” (1953) Wallace Stegner descrive la rottura della cultura nativa americana:

“Comunque con simpatia o con sentimento un bianco americano guarda al nativo americano,la cultura industriale era certa di erodere la cultura tribale come liscivia. L’attitudine di ognuno puo’ variare,ma i fatti continuarono irrespettivamente. Cosa distrusse i nativi americani non fu’ l’avidita’ politica, la necessita’ di terre o il potere militare,non i germi o il rum dell’uomo bianco. Cosa li distrusse furono i prodotti fabbricati di una cultura,il ferro e l’acciaio,armi,aghi medici,vestiti di lana,cose che una volta possedute non se ne puo’ fare a meno. Non fu la comunita’ dei nativi a fallire ma fu la continuita’ di diverse culture tribali. Queste oggi esistono solamente sparse in riserve frammentate e degenerate in mezzo a popoli notevolmente resistenti come i Pueblo ed i Navaho dell’ultima nazione indiana. Qui’ ciò che le ha fatte resistere di più delle altre tribu’ e’ stata l’aridità,la difficoltà dei loro territori in relazione alla tipologia dei territori di cui i bianchi avevano bisogno per sviluppare i propri insediamenti, la casualita’ dell’isolamento dovuto a ragioni ambientali e la stabilita’ delle loro istitutzioni.
Anche qui’ un danzatore Hopi con i gusci di tartarughe ai polpacci e le collane di turchese al collo e una tunica di tessuti tradizionali intorno al bacino potrebbe usare come un’amuleto un’orologio platinato o una medaglia con un cuore viola vinta in una battaglia con l’uomo bianco.
Anche qui’ nella Monument Valley,dove nemmeno un Navaho su dieci parla inglese,dove le squaw raggruppano le pecore e le fanno passare attraverso campi di atriplex e di ericameria nauseosa,indossando stivali da cavallerizza bianchi e marroni ed occhiali da sole come a Hollywood oppure raggrupparsi sotto ad un ginepro per fare pettegolezzi e masticare gomme americane. La liscivia corrode ancora le culture resistenti.”

Questa realta’ delle cose che una volta possedute non se ne puo’ fare a meno, e’ cosi’ potente che occupa il nostro inconscio. Ma comunque sappiamo che la natura, con le parole di Milton:” Fornisce solo le cose buone che vivono in accordo con le sue leggi.

Pietro Zucchetti

Dall’esperienza personale di Pietro Zucchetti sui temi della Permacultura e dopo la sperimentazione ventennale sul campo, l’Istituto Italiano di Permacultura lancia Appunti di Permacultura il primo libro che parla di Permacultura in Italia scritto da un permaculturista italiano.

«Vista l’inesistenza di libri in italiano di permacultura, scritti da autori italiani e basati sull’esperienza in Italia – spiega Zucchetti – ho deciso nel 2011 di scrivere un libro sulla permacultura basato sulla mia esperienza personale di diciannove anni. Sono venuto a conoscenza della permacultura nel 1998 da un mio amico di nome Sergio. Per almeno dieci anni ho letto e mi sono documentato su questa scienza di design. Ho iniziato il mio percorso di accreditamento presso l’Associazione Britannica di Permacultura ed il Permaculture Research Institute of Australia, come istruttore e designer di permacultura. Infatti, ho iniziato a fare permacultura in Gran Bretagna dove si e’ sviluppata fin dal lontano 1984. Ho conosciuto permacultori come: Angous Soutar, Andy Langford, Geoff Lawton, Darren J. Doherty, Rob Hopkins, Graham Burnett, Ed Tyler, Looby Macnamara, Jay Abrahams, Rosemary Morrow e ho collaborato con altri come: Aranya, Bryn Thomas, Andy Goldring, Chris Evans, Martin Crawford, Steve Pritchard, Ken Yeomans, Ben Law.
Sono in possesso del diploma in permacultura applicata rilasciato dall’Associazione britannica di permacultura e riconosciuto in tutto il mondo»

Appunti di Permacultura è stato progettato per supportare gli studenti che partecipano al Corso in design di permacultura da 72 ore, certificato dal Permaculture Research Institute of Australia e riconosciuto a livello internazionale.

Inoltre, il libro vuole documentare i lavori fatti sul campo in Italia nel sito dimostrativo dell’azienda agricola “L’albero arcobaleno”, sede dell’Istituto Italiano di Permacultura, e mostrare gli sviluppi di un progetto che da cinque anni applica i principi di permacultura.

Questo libro non e’ molto narrativo ma cerca di sviluppare la comprensione tramite lo stimolo celebrale procurato dalla creativita’.

«Il mio scopo e’ di far comprendere la permacultura in modo semplice e comprensibile a tutti. Infatti, durante tutta la progettazione di questo libro ho sempre pensato di rivolgermi ad un giovane adolescente che ha bisogno di un linguaggio semplice e molteplici strumenti per apprendere concetti nuovi e mai sentiti prima. Usando al massimo la creatività. Quindi in tutto il libro sono presenti mappe di pensiero, foto, disegni, interviste, progetti di permacultura, illustrazioni ed altro. Tutto il libro e’ referenziato dove possibile per aiutare il lettore ad approfondire i vari argomenti. Questo libro non e’ molto narrativo ma cerca di sviluppare la comprensione tramite lo stimolo celebrale procurato dalla creativita’. Quindi preparatevi magari a visualizzare una mappa di pensiero più’ volte e vedrete che più la osserverete e più la capirete. Ho cercato con questo libro di aiutare il lettore a sviluppare il pensiero laterale che e’ necessario per risolvere problemi ambientali, sociali ed economici. Perché sviluppa un’altro punto di vista nella visione della vita. Ed e’ certamente necessario per mettere in pratica qualsiasi disciplina olistica, come il design di permacultura»

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