Pietro Zucchetti

Pietro Zucchetti dell’Istituto Italiano di Permacultura intervista Looby Mcnamara sul suo ultimo libro “People permaculture”. Un libro che presenta un nuovo processo di design utile per progettare o gestire associazioni,cooperative sociali oppure ad organizzare eventi pubblici. Il libro in inglese e’ a disposizione su questo sito alla pagina http://permaculturaitalia.net/prodotto/people-permaculture/

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Pietro Zucchetti

Questo e’ un design di permacultura realizzato effettuato da Silvio Guglielmino dell’ass.cult. E. Bouffier per il suo diploma in permacultura applicata con l’Associazione Britannica. Il diploma in permacultura applicata in Inghilterra e’ composto da 10 designs di cui 5 applicati e 5 teorici. In piu’ una documentazione che spiega la propria transizione da un consumatore passivo e dipendente ad un produttore consapevole ed interdipendente.

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Sopra: Il masterplan finale

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Sopra: La fase dell’osservazione del cliente con i suoi bisogni,voleri e valori.

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Sopra: Uno strumento di design che individua le funzioni dai bisogni,voleri e valori e li trasforma in sistemi ed elementi reali.

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Sopra: La rete delle connessioni che ci permette di capire attraverso un processo di brainstorming quali sono gli elementi piu’ importanti nel design e quindi quelli da realizzare prima in modo che supportino gli altri.

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Sopra: Questa e’ la tavola dell’osservazione del territorio.

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Sopra: Risultati dell’osservazione del territorio

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Sopra: La mappa della caduta dell’acqua

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Sopra: Zone e settori

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Sopra: Soluzioni per la gestione dell’acqua

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Sopra: Mappa di impianto

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Sopra: Piccola relazione sulla realizzazione

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Sopra: Analisi dei costi

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Sopra: Il W.H.W. sviluppato da Davide Damiano nel 2013 per il giardino a spirale. Un’altro sistema che fa parte di questo design di permacultura.

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Sopra: Il ciclo dellEmergy. La valutazione dell’impatto energetico per realizzare questo design.

 

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Sopra: Manutenzione,valutazione e perfezionamento del design.

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Sopra: L’area prima del design a Marzo 2015

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Sopra: Inizio scavi per laghetto e canali per la raccolta dell’acqua piovana.

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Sopra: Uno scorcio dei movimenti terra in permacultura per questo design.

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Sopra: Un mese dopo i movimenti terra.

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Sopra: Aprile  2016

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Sopra: Ecco come si mostra il luogo dopo il design di permacultura.

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Sopra: Coltivazioni varie lungo il laghetto che e’ diventato un magnete per la biodiversita’.

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Sopra: Silvio a lavoro!

Pietro Zucchetti

A Dicembre del 2015 siamo stati contattati dai residenti di Valle Libera a Ficulle (TR) in Umbria per fare un corso che formasse i residenti al design e gestione in permacultura.

La nostra risposta fu: “Facciamo un corso!” dove formazione,progettazione reale e realizzazione si uniscono all’unisono per dare piu’ raccolti come: Acquisizione delle capacita’ di design,formazione su vari argomenti come la gestione dell’acqua,suolo e sistemi di piante,accoglienza degli studenti che finanziano con il costo del corso il design e la realizzazione dello stesso,realizzazione del progetto di base di permacultura,divulgazione della creazione del progetto,punto di attrazione in Umbria per chi e’ interessato alla permacultura e attivita’ correlate,lancio della comunita’ di Valle Libera.

Valle Libera e’ un podere di 20 ettari che Dario ha comprato per farlo gestire a ragazzi che vogliono vivere vicino alla natura lavorando la terra,facendo accoglienza e formazione dopo la prematura morte della figlia Julia. Infatti questo corso e la realizzazione sono anche in memoria di Julia.

La struttura del corso e’ stata quella di fare un design di permacultura di un’ettaro in tre giorni (per applicare uno dei principi di permacultura “Scala appropriata” si inizia dal piccolo e dalla massimizzazione energetica) per poi realizzare gli elementi base (piu’ importanti per il numero delle connessioni che hanno) che andranno a supportare gli altri elementi.

Il design


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Sopra: Il P.A.S.S.E. per l’osservazione del territorio.

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Sopra: Il P.A.S.S.E. per l’osservazione del cliente

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Sopra: E’ stata fatta un’analisi S.W.O.C. per determinare se i sistemi

per gli animali erano possibili realizzarli da subito o aspettare momenti

migliori dove ci sara’ piu’ esperienza da parte del cliente nel gestire animali.design9

Sopra: La rete delle connessioni per stabilire il piano di realizzazione.

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Sopra: Un P.M.I. per posizionare la cupola geodetica

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Sopra: La mappa delle zone in permacultura

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Sopra: La mappa dei settori

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Sopra: Una mappa mentale di come i principi di permacultura

sono applicati nel design.

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Sopra: La mappa delle opere per la gestione dell’acqua da

realizzare e gli accessi.






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Sopra: Come le etiche della permacultura sono applicate nel design

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Sopra: Lista dei costi in tempo e denaro con il piano annuale

di manutenzione.

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Sopra: Piano finale del design con gli elementi piu’ importanti

posizionati.












 

Pietro Zucchetti

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Cosa è e come scegliere un corso di permacultura

Prima di iscriverti a un corso di permacultura è importante sapere in base a quali standard è possibile giudicarne il valore formativo. Come in ogni campo, infatti, ci sono corsi più o meno buoni, tenuti da trainer più o meno qualificati. Come orientarsi dunque, visto che in Italia, in questo momento le proposte formative nel campo della permacultura stanno proliferando?

(altro…)

Wes Jackson

di Wes Jackson

Traduzione di Pietro Zucchetti

Estratto dal libro : “Becoming native to this place” di Wes Jackson

Sembrerebbe una caratteristica della vita che irrespettivamente del livello di organizzazione, lo stato della giovinezza sia caratterizzato da un’eccesso
di energia potenziale e da una inefficenza nell’usare questa energia.

Questo sembrerebbe essere vero sia dei primi stadi di un’ecosistema che di una giovane persona. Ma abbiamo anche considerato che un’eccesso di energia potenziale puo’ generare una condizione giovanile. La rivoluzione industriale ha accellerato veramente il passo dopo la seconda guerra mondiale. Fu soltanto dopo la guerra che diventammo veramente una societa’ affluente. La grande depressione e poi la guerra contribuirono a farci diventare persone disciplinate ma soltanto dopo la guerra,la crescita economica e le invenzioni decollarono veramente. Iniziammo a credere che il conforto e la sicurezza erano le soluzioni alla condizione umana.

Ma cosa ci ha portato questo eccesso di energia ?, oltre il benessere materiale,ci ha portato una diminuzione di maturita’. La nostra cultura e’ come una macchina del tempo che va all’indietro. Gli exit poll nazionali frequentemente mostrano che quando i problemi sono inquadrati come domande di valore, il pubblico dara’,quello che per me, e’ una risposta responsabile. Poi pero’ votano in un’altro modo. Questo lo abbiamo visto durante gli anni di Reagan e Bush. L’ambiente ottiene un valore molto alto perche’ e’ la risposta giusta ma la gente vuole che il governo lo migliori senza aumentare le tasse o senza avere una discussione nazionale sull’abolizione dell’uso della macchina. E’ riminescente di un bambino che da’ la risposta che i genitori vogliono e poi fa quello che vuole.

Questo non e’ quello che Madison ed i padri fondatori si aspettavano. Loro credevano che la maturita’ del giudizio delle persone si espandesse.
Preoccupati della corruzione, assunsero che eventualmente il nostro giudizio poteva allargarsi,diventare piu’ diverso e quindi piu’ stabile.
Invece, siamo andati dalla parte opposta. Siamo diventati una cultura piu’ giovanile. Siamo diventati una cultura infantile del “ me, me, me ” con un raggio di attenzione di quindici secondi. Il villaggio globale che la televisione ci prometteva e’ diventato un parco giochi piu’ che un villaggio.
Preferiamo spettegolare sulla vita sessuale del presidente Clinton che parlare dei problemi veri. E cosi’ solo pochi problemi vengono risolti. Noi sembriamo soddisfatti di divulgare il termine vago “Ambiente” senza discutere la nostra relazione con la natura. La distruzione della natura selvaggia non e’ neanche una considerazione secondaria. La distruzione della comunita’ e’ difficilmente menzionata. La distruzione delle nostre comunita’ agricole non e’ notata o si fa pochissimo. Le deprivazioni dilaganti se non universali ai bambini sono discusse meno dell’economia.

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Quasi tutti i suggerimenti per il cambiamento sono dismessi. Noi educhiamo i bambini a fare gli esami. Assumiamo che un’educazione organizzata meglio e’ una buona educazione. Ma quali sono i contenuti?
Gli insegnanti non sanno neanche da dove iniziare a discutere sulla responsabilita’ della comunita’. Pochi tentativi sono fatti per tramandare la nostra cultura ereditata e la nostra morale,le nostre tradizioni religiose sono negate, eccetto che negli argomenti dei valori familiari.
Nelle nostre universita’ ci sono buone ragioni per credere che la dichiarazione d’indipendenza non sarebbe passata dai professori universitari se fosse votata oggi. Non come coloro che hanno firmato quel documento, la maggioranza dei luminari di oggi sono molto meno servitori del popolo. Una parte necessaria della nostra intelligenza e’ a rischio man mano che la nostra tradizione orale viene meno.
C’era un giorno quando su tutta la nostra terra era comune raccontare storie ,un’esercizio molto importante, per una storia essere raccontata piu’ volte vuol dire che la storia e’ riesaminata sempre piu’ a livelli differenti di crescita intellettuale ed emozionale. La storia di Huck Finn letta alle medie e’ diversa da Huck Finn letto al liceo o all’universita’ o come genitore o come nonna. Questo e’ vero per ogni storia. Ma le notizie mostrate in televisione appaiono una volta sola, non come le storie della tradizione orale con i vari livelli di significato.
Intere comunita’ sono piu’ accessibili al mondo di quanto sono accessibili ai loro membri. Questo e’ nella nostra natura?
E’ sempre piu’ facile pensare ad un modo migliore per produrre cibo o ad un prodotto da commerciare invece che pensare a come evitare di sprecarli. Noi scartiamo, credo, largamente per la nostra condizione decaduta. Noi usiamo l’intelligenza umana per ottenere dalla terra una varieta’ di tecnologie che a loro volta producono piu’ tecnologie e quindi piu’ cose. In agricoltura, sovraccarichiamo di energia il paesaggio oltrepassando il controllo della natura. Facciamo cio’ in base all’abbondante evidenza della distruzione dei nostri habitat per la nostra “accessibilita’ non voluta” al mondo. Dovrei spiegare la mia interpretazione di questa frase.
Qualche anno fa sull’ultima pagina della rivista “LIFE” ho visto una fotografia memorabile di un’indigeno della Nuova Guinea che fissava un’aeroplano parcheggiato in uno spiazzo nella giungla. La didascalia faceva notare il tentativo del governo indonesiano di portare i “Selvaggi” nell’economia monetaria. Un banco era stato montato sul bordo della giungla per vendere birre,soda, e scarpe da tennis. Possiamo immaginare che cosa possa essere accaduto ai membri della tribu’, quale sia stato il costo dei loro “Peccati”, la loro “Caduta”, dovrebbe essere stato denti cariati, anzieta’ in un sistema basato sul denaro , distruzione della loro struttura sociale. Se loro erano come, i cosi’ chiamati popoli primitivi da noi conosciuti, allora pur avendo una struttura gerarchica,la loro societa’ era comunque piu’ egalitaria di qualsiasi societa’ industrializzata di oggi.
Non come Adamo ed Eva, gli indigeni della Nuova Guinea non ricevettero nessun comandamento esplicito di evitare i prodotti della civilizzazione.
Loro accettarono semplicemente, non volontariamente, la professata accessibilita’ alla birra, bibite alla soda ed alle scarpe da tennis. Nella genesi,il peccato primario coinvolgeva la disobbedienza, un’esercizio di liberta’ di scelta. Nella nostra versione moderna del non – paradiso, il “Peccato originale” e’ la nostra accettazione non voluta delle cose materiali del mondo. Percepisco questo come la minaccia piu’ grande al nostro pianeta ed alla nostra abilita’ di accettare la natura come limite.

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Sopra: Ragazze Navaho dei nostri giorni

In “Beyond the hundredth meridian” (1953) Wallace Stegner descrive la rottura della cultura nativa americana:

“Comunque con simpatia o con sentimento un bianco americano guarda al nativo americano,la cultura industriale era certa di erodere la cultura tribale come liscivia. L’attitudine di ognuno puo’ variare,ma i fatti continuarono irrespettivamente. Cosa distrusse i nativi americani non fu’ l’avidita’ politica, la necessita’ di terre o il potere militare,non i germi o il rum dell’uomo bianco. Cosa li distrusse furono i prodotti fabbricati di una cultura,il ferro e l’acciaio,armi,aghi medici,vestiti di lana,cose che una volta possedute non se ne puo’ fare a meno. Non fu la comunita’ dei nativi a fallire ma fu la continuita’ di diverse culture tribali. Queste oggi esistono solamente sparse in riserve frammentate e degenerate in mezzo a popoli notevolmente resistenti come i Pueblo ed i Navaho dell’ultima nazione indiana. Qui’ ciò che le ha fatte resistere di più delle altre tribu’ e’ stata l’aridità,la difficoltà dei loro territori in relazione alla tipologia dei territori di cui i bianchi avevano bisogno per sviluppare i propri insediamenti, la casualita’ dell’isolamento dovuto a ragioni ambientali e la stabilita’ delle loro istitutzioni.
Anche qui’ un danzatore Hopi con i gusci di tartarughe ai polpacci e le collane di turchese al collo e una tunica di tessuti tradizionali intorno al bacino potrebbe usare come un’amuleto un’orologio platinato o una medaglia con un cuore viola vinta in una battaglia con l’uomo bianco.
Anche qui’ nella Monument Valley,dove nemmeno un Navaho su dieci parla inglese,dove le squaw raggruppano le pecore e le fanno passare attraverso campi di atriplex e di ericameria nauseosa,indossando stivali da cavallerizza bianchi e marroni ed occhiali da sole come a Hollywood oppure raggrupparsi sotto ad un ginepro per fare pettegolezzi e masticare gomme americane. La liscivia corrode ancora le culture resistenti.”

Questa realta’ delle cose che una volta possedute non se ne puo’ fare a meno, e’ cosi’ potente che occupa il nostro inconscio. Ma comunque sappiamo che la natura, con le parole di Milton:” Fornisce solo le cose buone che vivono in accordo con le sue leggi.