La permacultura e le piante perenni

Pietro Zucchetti

di Pietro Zucchetti

C’erano una volta,tante civilta’ che per la realta’ storica del loro periodo sembravano molto evolute. Questi erano i sumeri,babilonesi,egiziani,persiani,greci,romani,maya e molti altri.

Queste civilta’ usavano l’agricoltura per produrre il loro cibo piu’ importante.

Per produrre questo cibo eradicarono interi ecosistemi basati su piante perenni per coltivare un po’ di cereali. Questi cereali si potevano conservare e trasportare facilmente in posti dove si voleva incentivare la crescita di grandi conglomerati umani permanenti.

Le citta’ furono il diretto risultato dell’agricoltura basata sulle piante annuali.

 

La caratteristica principale di queste piante annuali,che e’ la loro forza ma anche la loro debolezza piu’ grande,e’ che vivono solo una stagione vegetativa (pochi mesi),crescendo molto velocemente e morendo ancora piu’ velocemente.

Quando queste piante fanno i semi,muoiono. Questo vuol dire che ogni anno devono essere ripiantate.

Quando piantiamo un castagno lo piantiamo una volta per sempre ed avremo sempre un raccolto senza disturbare il suolo.

I cereali e tutti gli annuali si coltivano normalmente arando ogni anno e quindi disturbando il suolo.

Questo perche’ dagli studi della dr.Elaine Ingham del Rodhale Institute del Nord America,si e’ concluso che gli annuali preferiscono un suolo a prevalenza batterica. Quindi arando si romperebbe la rete di micelio,che e’ il fungo per eccellenza,colui che forma le micorrize in simbiosi con le radici delle piante prevalentemente perenni,ottenendo un suolo prevalentemente batterico che sara’ perfetto per gli annuali. Chiaramente quando parlo di aratura in questo caso parlo di un’aratura poco profonda che si faceva nell’antichita’.

Pero’ tutte queste operazioni di semina,trapianto,aratura richiedono molta energia portando colui che le pratica a mangiare di piu’ e quindi ad avere la necessita’ di usare piu’ cibo.

Di consequenza,di avere bisogno di usare piu’ spazio agricolo per coltivare.

Questo spazio si ottiene disboscando,rimuovendo le piante erbacee perenni dagli ecosistemi.

Finendo con una richiesta esponenziale di spazio per la perdita di materiale organico dalle foreste tagliate e quindi una considerevole perdita di fertilita’ del suolo.

Quindi maggiore richiesta di cibo fino al collasso delle civilta’ suddette.

Questi sistemi basati sulle piante annuali diminuiscono la profondita’ del suolo fertile e la fertilita’ in generale,quindi anche la capacita’ di assorbimento dell’acqua nel suolo che in mancanza di materiale organico e di humus diminuisce drasticamente creando ruscellamenti superficiali che creano l’erosione del suolo con vari tipi di dilavamenti e movimenti franosi.

In questo modo la maggiorparte dei microrganismi e dei nutrienti vengono trasportati nei fiumi che a loro volta riempendosi di nutrienti saranno saturati da una crescita esponenziale di piante acquatiche e semi-acquatiche che competeranno per la luce e morendo riempiranno il fiume di materiale organico che depositandosi sul fondo del fiume diminuiranno la capienza del letto del fiume stesso incrementando la possibilita’ di esondazione durante eventi metereologici estremi. Questo e’ conosciuto con il nome di eutrofizzazione.

Con il tempo,il fiume trasportera’ il materiale organico ed i nutrienti al mare dove andranno a sedimentarsi sul fondo.

Cosi’ tutta la fertilita’ sara’ spostata nell’acqua e sul fondo del mare dove diventera’ roccia sedimentaria.

Quindi la fertilita’ che serviva a coltivare il cibo diventera’ roccia. Sembrerebbe quasi un’incantesimo “E adesso trasformero’ tutta la vita in roccia!”.

Tutte queste civilta’ che sono fallite ad un certo punto della loro esistenza, oltre ad altre cause che vanno dalla religione alla guerra,avevano in comune la coltivazione di piante annuali per ottenere il loro cibo principale. Ed hanno trasformato i loro ecosistemi funzionali in polvere.

Oggi, ogni anno sulla terra perdiamo 24 miliardi di tonnellate di suolo fertile, un tasso di erosione tra le 10 e le 40 volte superiore alla capacità di rigenerazione: la terra, che dovrebbe essere destinata alla coltivazione agricola per sfamare i nove miliardi di persone che ci saranno in tutto il pianeta nel 2050, scompare invece che essere preservata. Non solo perdiamo il suolo che viene cementificato, dunque, come è stato messo in luce da una ricerca del Cnr, ma soprattutto perdiamo terreno agricolo.

La perdita di suolo fertile corrisponde ad una perdita di nutrimento per gli esseri umani.

La perdita di nutrienti nel suolo corrisponde alla perdita di raccolti che portano fame,instabilita’ sociale,malattie ed estinzione.

Siamo sulla scia di queste antiche civilizzazioni e facciamo tutto questo piu’ velocemente con l’aiuto di macchinari e chimici,accellerando esponenzialmente questo processo.

Ora pero’ siamo coscienti di questo meccanismo ed abbiamo la soluzione.

Questa e’ la ragione per cui in permacultura,che vuol dire cultura della permanenza,tutti i sistemi di produzione di cibo sono basati sulla coltivazione di piante perenni.

Le piante perenni siccome che vivono tanti anni,spesso piu’ di noi,hanno la funzione opposta agli annuali,migliorano la qualita’ degli ecosistemi invece che ridurli in polvere.

Le piante perenni si possono coltivare dal giardino di casa fino all’azienda agricola piu’ grande (vedi Mark Shepard “Regeneration agriculture”). Provate a sfamarvi di cereali fatti in giardino,coltivate annuali nell’azienda agricola piu’ grande e la ridurrete ,negli anni,in polvere.

I sistemi di piante perenni oltre che a provvedere un’abbondanza di cibo per l’essere umano,rimuovono l’anidrite carbonica dall’atmosfera assorbendola e fotosintetizzandola,purificano l’acqua filtrandola attraverso il materiale organico rilasciato a terra che fa una sorta di effetto spugna ed attraverso le radici,aumentano la piovosita’ perche’ aumentano l’acqua nell’aria traspirata,aumentano l’acqua nel suolo perche’ creano humus con il materiale organico decomposto. Grazie a questa maggiore creazione di humus,in confronto agli annuali,dovuto anche da un minor disturbo del suolo per coltivarli,aumentano la profondita’ e la fertilita’ del suolo.

Sopra: Martin Crawford nel suo giardino foresta.

Le piante perenni aumentano gli habitat per tutti gli esseri viventi dagli insetti ai mammiferi,inclusi noi umani,quindi aumentano la biodiversita’ creando una bellezza incredibile.

Provate a vivere in un giardino foresta!

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Pietro Zucchetti
Pietro Zucchetti

Pietro Zucchetti e' in possesso del diploma in design di permacultura applicata (Dip.perm.des.), ottenuto dopo tre anni e tre mesi di studio ed applicazione dei principi della permacultura con l'Associazione Britannica. E' stato coinvolto in differenti proggetti con il Brighton Permaculture Trust. Ha fatto il training per insegnanti con Aranya in Devon,Gran

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